martedì 14 aprile 2015

Da donna ciclica a Madre


La gravidanza e la maternità

La gravidanza reca in sé un cambiamento sostanziale della natura ciclica femminile: il consueto andamento mensile generato dal mestruo e da tutto ciò che ne consegue viene spezzato, il ritmo subisce una interruzione. Il ciclo si blocca in una precisa fase, la fertilità è al massimo e sta preparando i suoi frutti, la donna gravida si ferma nella fase della Luna Piena.
Esattamente come una Luna Piena si rigonfia, i liquidi stagnano diventando riserva utile, il ventre si dilata e fa spazio ad una creatura nuova e sconosciuta. Gli organi escono dalle loro sedi originarie e si spostano lentamente per far spazio al bambino: lo stomaco sale a tal punto che, verso l’ottavo mese, la donna può facilmente sentirne gli acidi non appena si corica. La schiena si rende misteriosamente flessibile, arcuandosi; la vescica viene compressa e così l’intestino. Le gambe reggono un peso diverso da quello che erano abituate a portare.
Dentro il nostro corpo uno sconosciuto nuota allegramente, sogna, si ciuccia il pollice, tira calci, rotola nell’acqua e ascolta i suoni soffusi che provengono dall’esterno. La consapevolezza della donna nella gravidanza è in bilico tra i due mondi: quello fisico e quello sottile, esattamente come accade nel mestruo, ma per un tempo ovviamente più lungo, 280 giorni: nove mesi o dieci lune!
La futura madre è “tra cielo e terra”, per mezzo del suo corpo funge da ponte tra i due mondi diventando la porta tra il mondo visibile e quello invisibile. La donna gravida è in attesa non solo del bambino che porta in grembo, ma anche del cambiamento che l’aspetta. Dopo, niente sarà più lo stesso.
Il parto, che segna la nascita del piccolo e che si festeggia ogni anno col compleanno, è il grande momento di svolta della madre. Ella cambia pelle, come il serpente, non sarà mai più uguale a prima. I suoi pensieri, i suoi atteggiamenti verso la vita si modificheranno inevitabilmente, darà priorità a quella parte di sé che vivrà fuori di sé e finché sarà utile sarà disposta a sacrificare tutta sé stessa per la sua creatura sviluppando un coraggio comune a molte femmine animali.
E’ proprio la trasformazione della gravidanza che diviene il potere del serpente di cambiare pelle, guarire, generare. L’acqua della vita è il liquido amniotico che la donna produce per proteggere il piccolo, il cambiamento è femminile (così come la luna ha le sue fasi e non può essere mai uguale a se stessa) e il parto è “la vita e la morte che si incontrano” e dall’incontro dei due opposti si genera un terzo elemento: è l’alchimia. Il parto e la nascita sono un atto sciamanico. La donna non solo convoca gli spiriti, ma li genere all’interno di sé stessa. Lo strumento di stregoneria è il suo utero, qui giace il sacro mistero della creazione con cui gli sciamani cercano di entrare in contatto. Nell’atto di partorire la donna si trova al limite tra la vita e la morte e sulla soglia, adempiendo al servizio verso la specie, porta un’anima nuova da là a qua. Infatti in tempi antichi le donne morte di parto venivano considerate valorose guerriere.
Il ruolo della madre, un tempo, non aveva quel significato di badante ansiosa che ha assunto nel secolo scorso, né tanto meno quello di eterna amica adolescente che a volte assume ai giorni nostri. La Madre era, e dovrebbe ancora essere, la guida verso il mistero dell’interiorità, l’infinito notturno. Mentre il Padre guida verso la conquista del mondo esterno, la Madre conduce alla conoscenza antica e archetipa del proprio mondo interiore, donando la sensibilità e l’intuizione necessarie.
La figura materna è la personificazione di dedizione, compassione, amore e comprensione: Il passaggio tra la fase della giovane sposa, appena aperta alla sessualità, e la maternità è un salto di tale portata che non a caso un tempo prevedeva rituali specifici e l’attenzione del clan delle donne. Tabù e prescrizioni, ma anche attenzioni e cure venivano dedicate alla futura madre perché, se è vero che bisognava proteggere il piccolo perché nascesse sano, le donne sapevano anche che era la madre ad avere il potere di arrivare alla fine, ovvero al parto, con le forze necessarie, fisiche e psichiche.
La donna gravida, essendo in una posizione di transizione, tra cielo e terra, deve essere protetta ed, allo stesso tempo, vanno protette la vita che la circonda e la comunità a cui appartiene da eventuali influssi malefici.
Indicazioni dietetiche e precauzioni nel fare degli sforzi completavano, ma non lo costituivano, il nucleo delle cure e attenzioni elargite alla gravida.
Invece, oggi, questa lunga fase dei nove mesi è vissuta in modo solitario. Il clan delle donne si è ridotto alle due future nonne ansiose che caricano di altrettante ansie le giovani madri inesperte e che avevano partorito già ai loro tempi in ospedale e non sono più in grado di trasmettere l’antica sapienza femminile. La delega totale è nelle mani del ginecologo, sovente uomo, che ovviamente non ha esperienza né dei dolori e delle ansie del travaglio, né di cosa significhi essere gravidi e partorire. Il taglio cesareo è spesso diffuso come pratica, anche al di là delle emergenze e degli effettivi problemi fisiologici della donna e del bambino. Sovente si propongono alle donne anestesie locali che escludono il dolore, nonostante i rischi che comportano, ma nessuno ci insegna più che partorire è naturale, che siamo le regine della vita, che il dolore fa parte di questo passaggio e che il nostro coraggio e la forza dei nostri figli nasce proprio dalla forza con la quale affrontiamo questo momento.
 E se non ci sentissimo così sole e così insicure ma venissimo rinforzate nelle nostre abilità di generatrici, forse molte di noi, senza particolari problemi di salute potrebbero ancora partorire in casa, seguite da altre donne esperte, tra il calore delle mura famigliari. Ed il nuovo nato, in corpo e spirito, verrebbe accolto nell’intimità degli affetti e non in asettiche stanze.
Noi donne sappiamo partorire, così come lo sanno le gatte, le cavalle, le mucche e tutte le altre femmine animali. Sappiamo partorire perché siamo femmine e nei nostri geni c’è scritto il codice della vita.
Recuperare la consapevolezza del femminile e del suo ciclo energetico è anche questo: essere padrone di ciò che siamo per natura, generatrici di vita.

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